Filosofia Medievale

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La Città di Dio

La Città di Dio
La Città di Dio

Agostino Luigi Alici (a cura di) Bompiani Il Pensiero Occidentale 2001

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La Città di Dio
La Città di Dio

Agostino Luigi Alici (a cura di) Bompiani Il Pensiero Occidentale 2001

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Luigi Alici (a cura di)

Bompiani Il Pensiero Occidentale 2001

Riproporre la lettura della Città di Dio, in una nuova traduzione italiana che si esprime in un linguaggio vivace e moderno, eppur fedele e attento al testo antico, significa allacciarsi a una lunga tradizione. Da quando discepoli di sant’Agostino, come Paolo Orosio, cominciarono a leggere quei libri a mano a mano che venivano composti e pubblicati, non si è mai più smesso di riprendere in mano l’opera agostiniana. Vi si rispecchiò l’anima di tutto il Medioevo fino a Dante, vi si riconobbero i pensatori dell’Umanesimo e della Riforma, vi trovarono alimento le meditazioni ecumeniche di uomini d’opposta sponda, come Bossuet e Leibniz, e poi quelle, progressivamente laicizzanti, dei filosofi della storia, da Vico a Hegel a Comte, e infine l’agostinismo meno dichiarato, ma profondo, del pensiero cristiano contemporaneo, da Blondel a Mauriac a Claudel, agli storici e filosofi interessati al mondo tardo antico e medievale, come Marrou e Gilson. Agostino cominciò a scrivere La Città di Dio sotto l’impeto di violente emozioni: il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, l’incontro in Africa con i profughi in fuga dall’Italia, le accuse della società pagana contro i cristiani. Gli dèi sono sdegnati, si diceva, ed hanno abbandonato la custodia dell’Urbe e dell’Impero.

L’opera, “un’impresa grande e difficile” come egli stesso la chiama, fu scritta lentamente, nell’arco di quasi un ventennio, interrotta spesso da altri impegni pastorali e dottrinali (le controversie con i donatisti e con i pelagiani), giungendo a compimento negli ultimi anni di vita del Santo. Allora anche la sua città, la piccola Ippona nella grande Africa romana, stava per essere investita ormai dalle ondate barbariche dei Vandali. Agostino si preoccupa di ribattere le accuse dei superstiti pagani. Nella prima parte (libri I-X) l’opera è come l’ultima delle apologie cristiane contro gli dèi “falsi e bugiardi”. Ma nella seconda parte (libri (XI-XXII) la Città di Dio rappresenta l’espressione più viva della speranza cristiana nella disperazione d’una civiltà in rovina. Posta al crepuscolo, fra lo splendido tramonto del mondo antico ed un’alba ancora incerta, essa stabilisce i fondamenti per inscrivere in un significato generale i grandi eventi storici. Ove si scopra che la storia è guidata dalla Provvidenza, allora ogni avvenimento, la piccola vicenda personale come le grandi svolte dell’umanità, s’illumina d’un significato. L’oscuro non-senso si dissolve. E ciò basta a sorreggere le forze e ad animare la pazienza dell’uomo.