Filosofia Antica

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metafisica

Metafisica
Metafisica

Aristotele Giovanni Reale (a cura di) Bompiani Testi a fronte ottobre 2000

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Metafisica
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Aristotele Giovanni Reale (a cura di) Bompiani Testi a fronte ottobre 2000

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Giovanni Reale (a cura di)

Bompiani Testi a fronte maggio 2005

La Metafisica è certamente l’opera più famosa di Aristotele e uno dei vertici del pensiero greco. Si tratta degli appunti che Aristotele preparava per le sue lezioni all’interno del Peripato.

Lo Stagirita pone qui, per la prima volta in un modo sistematico, i problemi fondamentali sull’essere e sul perché del divenire ricercandone le cause e i principi primi. Vengono così fondati i concetti di essere, sostanza, sinolo (struttura ilemorfica del sensibile), accidente, categoria, materia, forma, atto, Dio come pensiero di pensiero, che costituiranno la base di ogni speculazione successiva. Se la filosofia inizia con la “meraviglia” è perché non ha altro fine che la pura contemplazione della verità: questo è lo scopo ultimo di ogni ricerca dell’uomo. Quest’edizione – curata da Giovanni Reale, uno dei maggiori esperti di Aristotele a livello italiano e internazionale – si distingue per il rigore scientifico e per la qualità degli strumenti utilizzati. La traduzione, fedele al testo greco, propone una terminologia moderna e una scansione ben articolata dei vari paragrafi, grazie anche alla novità delle intitolazioni. Le note al testo, brevi ed essenziali, rispondono all’esigenza di chiarire i passi più controversi e difficili. Preziosi risultano gli apparati finali: sono raccolti in sintesi i contenuti per libro e per capitolo della Metafisica. Il volume, infine, è arricchito da una bibliografia sistematica che raccoglie gli studi più importanti sulla Metafisica degli ultimi trent’anni. Il testo greco a fronte riproduce, con alcune variazioni, la maggiore edizione critica di riferimento (W.D. Ross), conservandone la struttura di riga e la numerazione.

enrico berti

In principio era la meraviglia – Le grandi questioni della filosofia antica

In principio era la meraviglia – Le grandi questioni della filosofia antica
In principio era la meraviglia – Le grandi questioni della filosofia antica

Enrico Berti 2007, Gius. Laterza & Figli

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In principio era la meraviglia – Le grandi questioni della filosofia antica
In principio era la meraviglia – Le grandi questioni della filosofia antica

Enrico Berti 2007, Gius. Laterza & Figli

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2007, Gius. Laterza & Figli

“Qualche volta può capitare di guardare il mondo in modo diverso, di meravigliarsi che le cose stiano in un certo modo. In questi momenti accade di guardare il mondo ‘con occhi greci’, ovvero con gli occhi dei Greci”.

La meraviglia è consapevolezza della propria ignoranza e desiderio di sottrarvisi, cioè di apprendere, di conoscere, di sapere. Ecco perché proprio la meraviglia, secondo Aristotele, è l’origine della ricerca disinteressata di sapere. Stato d’animo raro e prezioso, la meraviglia è la sola espressione della vera libertà.

Enrico Berti rilegge il pensiero dei grandi filosofi della classicità e costruisce un sorprendente percorso attraverso le domande senza tempo che la filosofia occidentale ha continuato a porsi, formulate per la prima volta dai Greci: che cos’è l’uomo, che cos’è la felicità, chi sono gli dèi, qual è il nostro destino?

giorgio colli

La nascita della filosofia

La nascita della filosofia
La nascita della filosofia

Giorgio Colli 1975 Adelphi Edizioni (Quindicesima edizione: giugno 1998)

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La nascita della filosofia
La nascita della filosofia

Giorgio Colli 1975 Adelphi Edizioni (Quindicesima edizione: giugno 1998)

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1975 Adelphi Edizioni (Quindicesima edizione: giugno 1998)

Quello che si incontra comunemente, negli studi odierni sulla filosofia greca, è il tentativo di restituire contenuti remotissimi da noi con gli strumenti più moderni, condizionati dalle formule e dai metodi odierni della ricerca storica, in breve con il linguaggio filologico. Qui invece Giorgio Colli prova a far riemergere il periodo culminante della Grecia – il settimo, il sesto, il quinto secolo a.C. – il più lontano da noi e dalla nostra comprensione, senza suggerire approcci specialistici. L’accessibilità del suo modo di esporre è raggiunta mediante un’inversione di prospettiva: non sono gli occhi del presente a guardare quei secoli, rimpiccioliti dalla grande distanza, e neppure gli occhi del quarto secolo a.C., di Aristotele, ma al contrario si tenta di evocare uno sguardo “alle spalle” di quei secoli, uno sguardo gettato dagli dèi omerici e preomerici.

In questo spingersi all’indietro, verso un’antichità dal profilo incerto, l’origine della filosofia greca, questo evento misterioso, non è ricacciata in un passato più lontano, ma viene riportata al contrario a un’epoca assai posteriore, è un prodotto mediato che si lega al nome di Platone. Prima c’è l’età dei sapienti. Quando nasce la filosofia, la parabola dell’eccellenza greca ha già iniziato il suo declino. E questa crisi decisiva è anteriore anche a Euripide e a Socrate, è una frattura, un indebolimento che sono interni al mondo dei sapienti, che solo attraverso questo si decifrano.

carlo diano

Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici

Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici
Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici

Carlo Diano 2007 Bollati Boringhieri editore s.r.l.

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Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici
Il pensiero greco da Anassimandro agli Stoici

Carlo Diano 2007 Bollati Boringhieri editore s.r.l.

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2007 Bollati Boringhieri editore s.r.l.

“La storia della filosofia non può più essere fatta come la storia della pura e semplice e nuda filosofia. Chi dal V secolo d’Atene tolga, a mo’ d’esempio, un Eschilo, un Pericle, un Euripide, un Fidia, fa come chi da un libro tolga tutti i termini concreti per lasciarvi solo gli astratti (…). Quando si credeva di poter dedurre tutto da un unico principio, si poteva anche credere che a tutto bastasse la filosofia; oggi questo non è più possibile”.
Con queste premesse Diano, al pari di Colli, si avventurò nell’affascinante esplorazione del lato oscuro della grecità, fornendo un’originale storia del pensiero dai presocratici agli stoici, passando per Platone e Aristotele, presentati un una luce del tutto nuova.

Gabriele Giannantoni

Dialogo socratico e nascita della dialettica nella filosofia di Platone

Dialogo socratico e nascita della dialettica nella filosofia di Platone
Dialogo socratico e nascita della dialettica nella filosofia di Platone

Gabriele Giannantoni Edizione postuma a cura di Bruno Centrone - 2005 Bibliopolis, edizioni di filosofia e scienza

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Dialogo socratico e nascita della dialettica nella filosofia di Platone
Dialogo socratico e nascita della dialettica nella filosofia di Platone

Gabriele Giannantoni Edizione postuma a cura di Bruno Centrone - 2005 Bibliopolis, edizioni di filosofia e scienza

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Edizione postuma a cura di Bruno Centrone

 

2005 Bibliopolis, edizioni di filosofia e scienza

In alcune brevi Considerazioni su Eraclito e gli storici della filosofia, scritte in occasione della pubblicazione del IV volume laterziano dello Zeller-Mondolfo, Gabriele Giannantoni poneva questa “impertinente” domanda: “437 pagine per interpretare e ricostruire la personalità di un filosofo, i cui frammenti autentici […] non riempiono neppure venti pagine a stampa! E se con questo criterio dovessimo fare uno studio su Platone o Aristotele?”. In realtà veniva subito riconosciuto quanto “la vastissima bibliografia e le infinite discussioni” del libro fossero indispensabili per decifrare un pensatore “enigmatico” perfino per gli antichi, e quindi particolarmente esposto ai fraintendimenti, come l’Efesino, cui del resto si attagliava così bene lo “stile” che lui stesso aveva attribuito all’oracolo di Delfi: “non dice e non nasconde, ma accenna”. Compito precipuo degli “storici moderni” era, allora, quello di “ricostruire da questi accenni una mentalità, un modo di pensare che per la loro arcaicità sembrano tanto lontani da noi”. Era, invece, da respingere la “mania” etimologica con cui un “modernissimo”, anziché interprete, si faceva emulo di un modo di vedere arcaico, che poi, almeno nel quotidiano, più o meno inconsciamente sopravvive in noi tutti. A contrasto, Giannantoni tracciava un profilo “ideale” dello “storico autentico” della filosofia, che ha il “dovere di farsi filologo rigoroso per avvicinarsi il più possibile al mondo mentale del pensatore da lui studiato”, ben sapendo che ciò “non basta ancora se non è accompagnato da una sensibilità filosofica e da una consapevolezza teoretica e storica insieme […] Di qui – concludeva – il fascino di una ricerca che, rendendoci consapevoli di una grande quantità di problemi altrimenti inavvertiti, termina in un autentico arricchimento spirituale”. E’ senz’altro questo il modello a cui Giannantoni si attenne nel tempo, sia come docente che come studioso, ed è del tutto trasparente in questa sua ultima opera, frutto di una lunga riflessione sul significato cruciale del rapporto Socrate-Platone e sui tanti problemi che vi sono connessi, spesso suggeriti se non già affrontati da Guido Calogero, suo maestro. E di Calogero Giannantoni si riconosce debitore, nella misura in cui nell’orizzonte del pensiero filosofico, non solo antico, considera centrale la “questione socratica”, intesa anche come problema dell’”origine” storica della filosofia vera e propria, probabilmente risalente proprio a Socrate. Da un serrato esame di temi caratteristici affrontati dal Platone plausibilmente “predialettico”, Giannantoni ricava argomenti decisivi sulla rilevanza filosofica della concezione socratica imperniata sul dialeghesthai. Una posizione in controtendenza la sua, soprattutto a causa di certe pregiudiziali analitiche e/o continentali, molto influenti anche tra gli antichisti, dalle quali è venuto l’incoraggiamento ad archiviare come “improponibile” una filosofia “preplatonica” (ma anche post) di carattere socratico. Il che spiega l’accoglienza distratta agli innovativi studi di Calogero, nonché il riduzionismo ideologico quasi manicheo che inquina molte analisi della vicenda morale e politica del Socrate storico, avanzate da chi ne ignori o ne misconosca i presupposti filosofici intrinseci pur così autorevolmente testimoniati. Sono certamente i risultati dei suoi studi, ma anche per l’interesse per la politica, a maturare in Giannantoni la profonda convinzione, ribadita in questo libro, che, con la filosofia del dialogo pienamente intesa, non importa se nata dal Socrate storico o da quello raccontato da Platone, si definisca, in Occidente, uno dei percorsi fondamentali del pensiero: quello che, vivendo di un libero esame e pubblico confronto di idee, a dispetto della sua “interpretazione etimologica”, non può prevedere di stabilire il torto o la ragione in base all’adesione a un’inconfutabile “sofia”. 

Miroslav Marcovich, Rodolfo Mondolfo e Leonardo Táran

ERACLITO – Testimonianze, imitazioni e frammenti

ERACLITO – Testimonianze, imitazioni e frammenti
ERACLITO – Testimonianze, imitazioni e frammenti

Miroslav Marcovich, Rodolfo Mondolfo e Leonardo Táran Bompiani Il Pensiero Occidentale novembre 2007

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ERACLITO – Testimonianze, imitazioni e frammenti
ERACLITO – Testimonianze, imitazioni e frammenti

Miroslav Marcovich, Rodolfo Mondolfo e Leonardo Táran Bompiani Il Pensiero Occidentale novembre 2007

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Bompiani Il Pensiero Occidentale novembre 2007

Di Eraclito di Efeso, detto l’Oscuro (VI sec. a.C.) – il più geniale ed ermetico, il più aristocratico e scontroso tra i filosofi presocratici – non c’è frammento che Hegel e Heidegger, i due pensatori moderni che maggiormente hanno accolto e rielaborato il suo pensiero, non abbiamo assimilato nelle loro opere.

Se il suo scritto Sulla Natura ci fosse pervenuto per intero, la fama di Eraclito avrebbe potuto oscurare quella di Platone.

È stato inoltre il primo pensatore a suddividere la propria opera nelle tre parti filosofiche diventate poi canoniche: logica, fisica ed etica.

La presente edizione migliora la classica raccolta di Diels-Kranz, in quanto propone un ordinamento per temi dei frammenti.

Walter Friedrich Otto

Socrate e l’uomo greco

Socrate e l’uomo greco
Socrate e l’uomo greco

Walter Friedrich Otto 2005 Christian Marinotti Edizioni s.r.l.

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Socrate e l’uomo greco
Socrate e l’uomo greco

Walter Friedrich Otto 2005 Christian Marinotti Edizioni s.r.l.

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2005 Christian Marinotti Edizioni s.r.l.

“Il titolo è indicativo: non ci occuperemo dell’uomo greco in generale, ma di come esso viene contemplato dal punto di vista di Socrate.

Ciò significa che ci soffermeremo non solo sul modo in cui Socrate considerava l’uomo greco, ma anche sul modo in cui quest’ultimo si pone in relazione all’uomo socratico nelle sue varie epoche e configurazioni essenziali.

Prenderemo quindi in esame l’uomo in senso etico, osservato alla luce della moralità”.

platone

Tutti gli scritti

Tutti gli scritti
Tutti gli scritti

Platone Giovanni Reale (a cura di) Bompiani Il Pensiero Occidentale dicembre 2000

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Tutti gli scritti
Tutti gli scritti

Platone Giovanni Reale (a cura di) Bompiani Il Pensiero Occidentale dicembre 2000

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Giovanni Reale (a cura di)

Bompiani Il Pensiero Occidentale dicembre 2000

Gli scritti di Platone sono un grande libro di meditazione, una Bibbia spirituale laica amata e letta in ogni tempo. Il lettore di oggi, in particolare, trova nei dialoghi di Platone, nel suo parlare per immagini, nella sua capacità di comunicare non solo per concetti, ma attraverso il simbolo, il mito, la metafora, una coinvolgente consonanza. Perciò è sempre forte, anche oggi, l’esigenza di ritradurre gli scritti di Platone con la maggiore chiarezza possibile, in un linguaggio moderno.

Ogni particolare di questa edizione mira ad aiutare la lettura in maniera cospicua:

- l’Introduzione generale, che fornisce un quadro dei punti essenziali del pensiero platonico;

- la Presentazione di ogni dialogo, che ne offre la scansione interpretativa;

- i titoli all’interno del dialogo, che ne evidenziano la struttura logica, le tematiche e le argomentazioni;

- le note, che forniscono notizie sui personaggi, luoghi ed eventi, ma anche indicazioni per la lettura trasversale;

- l’Iconografia, che offre all’immaginario del lettore una galleria di ritratti di Platone, della sua figura fisica e spirituale.

La stessa riunione dei dialoghi in un solo volume obbedisce a un’esigenza di lettura, poiché solo così può essere fatta quella lettura trasversale, da dialogo a dialogo oltre che dagli scritti alle Dottrine non scritte, che consente di conoscere Platone.

L’équipe di studiosi che ha portato a termine l’impresa dopo una lunga preparazione, lavorando con piena identità di vedute e uniformità di metodi, è guidata da Giovanni Reale e composta da Roberto Radice, Claudio Mazzarelli, Maria Luisa Gatti, Maria Teresa Liminta e Maurizio Migliori.

giovanni reale

RAFFAELLO – La “Scuola di Atene”

RAFFAELLO - La “Scuola di Atene” - Una nuova interpretazione dell’affresco con il cartone a fronte
RAFFAELLO - La “Scuola di Atene” - Una nuova interpretazione dell’affresco con il cartone a fronte

Giovanni Reale 1997 Rusconi Libri s.r.l.

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RAFFAELLO - La “Scuola di Atene” - Una nuova interpretazione dell’affresco con il cartone a fronte
RAFFAELLO - La “Scuola di Atene” - Una nuova interpretazione dell’affresco con il cartone a fronte

Giovanni Reale 1997 Rusconi Libri s.r.l.

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1997 Rusconi Libri s.r.l.

Nel 1507 GIULIO II, che nei primi tempi del suo pontificato aveva continuato ad abitare gli Appartamenti Borgia, residenza dell’odiato predecessore Alessandro VI, decise di trasferirsi al piano superiore e di farlo affrescare secondo le sue intenzioni.

Raffaello iniziò a dipingere la Stanza della Segnatura, cosiddetta per le assise del tribunale pontificio che vi si tenevano regolarmente – la Signatura Iustitiae e la Signatura Gratiae -, nel 1508, quando già il soffitto era stato cominciato da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, al quale vengono attribuiti il sistema di divisione a clipei del soffitto stesso e la pittura del pannello ottogonale centrale, di cui due medaglioni – quelli con le allegorie della Teologia e della Filosofia – stanno, rispettivamente, sopra le due grandi figurazioni raffaellesche: la Disputa del Sacramento, ovvero la discussione condotta dai difensori della Teologia sul mistero dell’Eucarestia, e la Scuola di Atene, rappresentazione della sapienza antica, proprio a sottolineare che il contenuto concettuale della decorazione della Stanza nel suo insieme è stato fissato da qualche dotto teologo della Curia romana.

Lasciando ai critici d’arte la lettura estetica dell’affresco, dove Raffaello raggiunge una fase forse insuperabile, la più classica, della sua evoluzione, Giovanni Reale esamina la Scuola di Atene attraverso un’indagine di carattere ermeneutico per giungere all’interpretazione dei messaggi espressi dalle raffigurazioni dei filosofi, concepiti nella dimensione dell’architettura, che è solenne perché la sapienza antica è tutta una costruzione architettonica del pensiero umano, e alla loro comprensione.

Mediante la sua acuta e illuminante analisi, l’immagine, stupenda, rivela a tutti anche il concetto, mentre il confronto diretto con il cartone mostra con chiara evidenza come lo schema compositivo fosse definito fin dagli inizi e come il Maestro vi abbia aderito senza ripensamenti nel corso dei lavori. Alla fine dell’esame, appare evidente che Raffaello rivalutava l’arte anche a livello teoretico: il Bello è rivelativo del Vero!

L’arte è alta filosofia ed esplicazione nel bello delle armonie numeriche e geometriche. E il pensiero greco dalle origini fino alle sue conclusioni non ha mai trovato una sintesi tanto felice come nella Scuola di Atene.

Nel 1507 GIULIO II, che nei primi tempi del suo pontificato aveva continuato ad abitare gli Appartamenti Borgia, residenza dell’odiato predecessore Alessandro VI, decise di trasferirsi al piano superiore e di farlo affrescare secondo le sue intenzioni.

Raffaello iniziò a dipingere la Stanza della Segnatura, cosiddetta per le assise del tribunale pontificio che vi si tenevano regolarmente – la Signatura Iustitiae e la Signatura Gratiae -, nel 1508, quando già il soffitto era stato cominciato da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, al quale vengono attribuiti il sistema di divisione a clipei del soffitto stesso e la pittura del pannello ottogonale centrale, di cui due medaglioni – quelli con le allegorie della Teologia e della Filosofia – stanno, rispettivamente, sopra le due grandi figurazioni raffaellesche: la Disputa del Sacramento, ovvero la discussione condotta dai difensori della Teologia sul mistero dell’Eucarestia, e la Scuola di Atene, rappresentazione della sapienza antica, proprio a sottolineare che il contenuto concettuale della decorazione della Stanza nel suo insieme è stato fissato da qualche dotto teologo della Curia romana.

Lasciando ai critici d’arte la lettura estetica dell’affresco, dove Raffaello raggiunge una fase forse insuperabile, la più classica, della sua evoluzione, Giovanni Reale esamina la Scuola di Atene attraverso un’indagine di carattere ermeneutico per giungere all’interpretazione dei messaggi espressi dalle raffigurazioni dei filosofi, concepiti nella dimensione dell’architettura, che è solenne perché la sapienza antica è tutta una costruzione architettonica del pensiero umano, e alla loro comprensione.

Mediante la sua acuta e illuminante analisi, l’immagine, stupenda, rivela a tutti anche il concetto, mentre il confronto diretto con il cartone mostra con chiara evidenza come lo schema compositivo fosse definito fin dagli inizi e come il Maestro vi abbia aderito senza ripensamenti nel corso dei lavori. Alla fine dell’esame, appare evidente che Raffaello rivalutava l’arte anche a livello teoretico: il Bello è rivelativo del Vero!

L’arte è alta filosofia ed esplicazione nel bello delle armonie numeriche e geometriche. E il pensiero greco dalle origini fino alle sue conclusioni non ha mai trovato una sintesi tanto felice come nella Scuola di Atene.

giovanni reale

Saggezza antica – Terapia per i mali dell’uomo di oggi

Saggezza antica – Terapia per i mali dell’uomo
Saggezza antica – Terapia per i mali dell’uomo

Giovanni Reale 1995 Raffaello Cortina Editore

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Saggezza antica – Terapia per i mali dell’uomo
Saggezza antica – Terapia per i mali dell’uomo

Giovanni Reale 1995 Raffaello Cortina Editore

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1995

Raffaello Cortina Editore

L’uomo contemporaneo è ammalato, forse gravemente. E l’origine del “disagio della civiltà” va cercata, in particolare, in quel nichilismo che, sul finire del secolo scorso, Nietzsche ha reso in modo così potente. Di fronte all’assenza di senso dell’assoggettamento tecnico-scientifico del mondo, dopo aver sperimentato cocenti delusioni, angosce e paure, ha rivolto lo sguardo al “remoto” passato, col desiderio di ritornare alle proprie radici culturali. Ha così riscoperto la saggezza dei Greci, che di nuovo si impone come un punto di riferimento ineludibile per chiunque intenda costruire la propria identità.

Questo libro traccia una sorta di itinerario fra i mali che affliggono l’uomo d’oggi, mostrando come la saggezza antica riveli i modi per la “cura” del disagio contemporaneo. Queste “terapie”, forse, non riusciranno a guarire, ma almeno leniranno il dolore e la disperazione.

bruno snell

I Sette Sapienti – Vite e opinioni

I Sette Sapienti – Vite e opinioni
I Sette Sapienti – Vite e opinioni

Nell'edizione di Bruno Snell Ilaria Ramelli (a cura di) Bompiani Testi a fronte maggio 2005

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I Sette Sapienti – Vite e opinioni
I Sette Sapienti – Vite e opinioni

Nell'edizione di Bruno Snell Ilaria Ramelli (a cura di) Bompiani Testi a fronte maggio 2005

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Ilaria Ramelli (a cura di)

Bompiani Testi a fronte maggio 2005

Le massime dei Sette Sapienti (Talete, Solone, Pittaco, Biante, Periandro, Chilone e Cleobulo, ma l’elenco è variabile, dato che in altre fonti troviamo Anacarsi, Epimenide, Ferecide, e altri autori improbabili) rappresentano la “pre-filosofia” greca, nel senso che offrono un corpus di antichissime sentenze morali, di proverbi, di motti e di regole pratiche di saggezza che, pur non essendo ancora giustificate razionalmente e fondate filosoficamente, contengono però già in nuce l’essenziale dell’etica greca. Per questa ragione si parla ancora di “sapienti” (sophoi) e non già di “filosofi” (philo-sophoi). Il primo che denominò se stesso “filosofo” fu Pitagora, ritenendo che solamente un dio può dirsi veramente “sapiente” e che un uomo può solo “aspirare alla sapienza”. Alcune di queste massime, come “conosci te stesso”, “la misura è la cosa migliore” sono poi entrate nel lessico fondamentale del pensiero greco e attuale.

La raccolta è opera del filologo tedesco Bruno Snell (Hildesheim 1896 – Amburgo 1986), che attinge soprattutto al primo libro delle Vite di Diogene Laerzio, integrandolo con molte altre fonti dossografiche, da Clemente Alessandrino fino a Stobeo. Le fonti cristiane antiche presentano i sette sapienti come veri e propri “profeti”, nell’ottica della praeparatio evangelica teorizzata dalla Patristica greca.